Guidando, la notte

Questa sera sono salita in macchina per andare in centro città. Avevo una strana sensazione addosso, quella che si prova quando ci si sente pienamente padroni della propria vita, hai presente?
Indossavo una gonna corta al ginocchio ed un paio di sandaletti dal tacco molto alto, ero tutta truccata e ben pettinata, ed avevo una maglia dalla scollatura mozzafiato. Me la stavo tirando? No, direi proprio di no, ma sapevo il fatto mio. Ero stanca di stare sempre ad ascoltare gli altri, questa sera era tutta per me e per la mia voglia di vivere.

Appoggio il piede sull’acceleratore, in breve mi porto sui 90 km, 100, 110. Guardo lo specchietto retrovisore, per controllare chi avevo alle spalle e mi cade l’occhio sulla mia immagine: sguardo di fuoco e bocca carnosa piena di sè.
Cosa stavo andando a fare a quell’ora di notte in città?
La verità? non lo so nemmeno io. Volevo solo una boccata di energia, volevo far correre la mia macchina per decine di km per poter sfogare tutto quello che avevo dentro. Rabbia, orgoglio, forza, grinta, e tutta la mia determinazione.

Correvo leggera sulle strade vuote, e ad ogni curva lasciavo un pezzo della mia energia animale. Guardavo tutto dall’alto in basso, stavo conquistando il mondo, stavo affermando la mia forza su tutto il resto.
C’era molto caldo, e ad un certo punto ho acceso il condizionatore, per cercare di alleviare la sensazione di bollore che stavo respirando. Le guance iniziavano ad essere rosse, la maglia scollata lasciava intravedere il seno accaldato e le mie gambe si aprivano in cerca di sollievo.

L’aria del climatizzatore si faceva largo dentro ai seni e tra le cosce, raffreddando un poco il mio corpo bollente, ma ne usciva subito calda e piena dei miei profumi.
E poi, proprio lì in mezzo alle gambe, stasera non avevo voluto mettere nulla. Niente slip, tanga o perizoma. Nulla.
Questa notte ero sola con me stessa, e piena di gloria e potenza.
Guidavo, con la sensazione di andare in capo al mondo, senza sosta nè sollievo, senza meta nè obbiettivo. Davanti a me solo lunghi e interminabili km di strada che si dipanavano in curve, stradine tortuose e lunghi rettilinei.

La mia mano sulla coscia, mi accarezzo piano piano, e più aumenta il caldo e più la mano sale in posti proibiti.
Voglio solo toccarla un attimo, voglio solo sentire quanto è calda, è forse proibito? E’ vero, sotto sono nuda, ma in fondo sono una brava ragazza, non sto facendo nulla di male.
Sono solo un po’ disinibita, ed è così piacevole esserlo nel cuore della notte, quando stai facendo i conti con te stesso.
La mano sale, accarezza il pelo corto, sfiora il mio sesso.

Bagnatissima.

Sono ormai arrivata, parcheggio e scendo dalla macchina.
Mi guardo intorno e vedo su di me gli occhi di alcuni uomini. Sento lo sguardo che sale dalle caviglie, sempre più sopra fino alle cosce e oltre.

Mi desiderate, vero?
Poveri stupidi. Io sono lì, senza lingerie, completamente nuda davanti a voi.
E voi non lo saprete mai. E non sarò mai vostra.
Vi guardo, sorrido e risalgo in macchina.

Queste cose mi fanno godere.

Commenti

  1. Ciao Valentina. Oggi x puro caso sono entrato nelle stanze del tuo diario. In questa, in particolare. Mi hai intrigato. Mol-
    to. Moltissimo. E mi hai fatto tornare in mente una sera di
    qualche mese fa, quando una irrefrenabile voglia di sesso mi
    spinse a uscire di casa, a salire in auto e a dirigermi nella
    zona più hard del circondario. La zona dell’amore la chiama-
    no. E infatti puoi trovarci di tutto e di più: dalle splendide
    miss dell’Est europeo alle statuarie veneri nere del continente
    africano, dalle tardone da 20 euro ai sempre richiesti trans
    a/p. Con in testa una indefinita e ansiosa voglia di qualcosa
    di forte e di proibito mi dirigevo verso quella meta che strana-
    mente mi sembrava sempre troppo lontana. Avrei voluto esse-
    re già lì. Subito. Adesso. E invece ero sempre troppo distante.
    Percorrevo i chilometri con l’agitazione dentro. Avevo voglia.
    Una voglia matta. Di emozioni. Di sesso. Il cazzo era caldo.
    Fremeva nei jeans. Avevo voglia di toccarlo. Di tirarlo fuori.
    Di liberarlo. Ormai ero in zona. Ecco le prime code di auto.
    “Chi ci sarà? Una slava? Probabilmente si. Le negre di solito
    sono più avanti” pensavo. Mi accodai. Lo sguardo avidamente
    a caccia di forme ancora impossibili da scoprire. Il cuore che
    batteva impazzito. La bocca arida come un deserto battuto dal
    solleone. E caldo. Tanto caldo nei pantaloni. “Mmmmm avanti.
    Mostrati. Mostrami come sei fatta. Dai. Cosa aspetti? Eccola
    finalmente.” Delusione. Una ragazza traccagnotta apparve
    rischiarata dalle luci dei fari e per un istante sembrò annullare
    le mie bollenti bramosie. Fu solo un attimo però. Un’accelera-
    ta e via. A caccia della prossima preda. Sì preda era il termi-
    ne giusto. Perchè predatore mi sentivo.

  2. Valentina dice:

    Ciao Jeriko, purtroppo il tuo racconto è giunto incompleto, ma sarei curiosa di sapere come è andata a finire…

Parla alla tua mente

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