La stanza era immersa nella penombra, solo la luce gialla del comodino accesa. Stefania era sdraiata a letto, le gambe nude sotto una maglietta lunga da casa. Michele le si era sdraiato accanto, la fissava con quello sguardo che ormai Stefania conosceva bene: geloso, curioso, già duro senza bisogno che lei facesse nulla.
Lei si voltò verso di lui, un mezzo sorriso sulle labbra. «Vuoi che ti racconti una cosa che non hai mai sentito? Una volta che non ero sola… ma c’erano due uomini con me?»
Michele spalancò gli occhi, il cuore che gli rimbombava nel petto. «Due?»
«Sì.» La voce di Stefania era bassa, carica. «Due nello stesso letto. Uno che mi scopava dentro, l’altro che mi guardava e mi toccava. Vuoi sentirlo, Michele?»
«Sì…» mormorò lui, con un filo di voce, già dilaniato dall’idea.
Stefania si mise comoda, aprì appena le cosce e gli afferrò i capelli con decisione. «Allora comincia a leccarmi. Voglio che tu mi faccia godere mentre ti racconto questa storia.»
Michele obbedì senza dire una parola, scivolò giù con la testa tra le sue cosce. Stefania si abbassò la maglietta, spostò lo slip di lato e lo sentì subito affondare la lingua nella sua figa. Gemeva piano, mentre gli stringeva la nuca.
«Così…» sussurrò, con un brivido. «Ascolta e leccami, Michele. Ti racconto di quella volta che Edoardo mi scopava, e il suo coinquilino entrò in camera… e invece di andarsene rimase a guardare. E poi…»
Si interruppe un istante, mentre la lingua di Michele le strappava un gemito. «E poi mi prese anche lui. Non dentro… ma con la mia mano. Due cazzi insieme, Michele. Uno dentro, uno tra le dita. Adesso vuoi sentirlo davvero?»
Michele gemeva piano contro di lei, già divorato dalla gelosia. Stefania lo teneva fermo, pronta a guidarlo dentro il suo racconto.
«Con Edoardo ci vedevamo spesso di pomeriggio,» cominciò Stefania, la voce roca mentre stringeva la testa di Michele contro la sua figa. «Quella volta eravamo nel suo appartamento. Un bilocale piccolo, letto disfatto, odore di fumo. Appena chiusa la porta mi ha baciata, mi ha spinta in camera e ha cominciato a spogliarmi. Io ridevo, ma in un attimo ero già a quattro zampe sul materasso, la gonna alzata e le mutandine spostate di lato.»
Michele gemeva piano contro di lei, la lingua che le scivolava tra le labbra bagnate. Stefania prese un respiro e continuò: «Mi scopava da dietro, forte. Le sue mani mi stringevano i fianchi, sentivo il cazzo che mi riempiva tutta, ogni spinta più profonda della precedente. La stanza si riempiva del rumore delle sue palle che sbattevano contro il mio culo. Io gemevo, col viso schiacciato sul cuscino. Era sesso sporco, senza preliminari, e mi faceva godere.»
Un gemito le sfuggì, questa volta per colpa di Michele. «È stato allora che si aprì la porta. Il coinquilino, Matteo, era rientrato. Ci ha trovati così: io a pecorina, con Edoardo che mi scopava forte, e il letto che scricchiolava. Si è bloccato, ma invece di andarsene è rimasto lì, fermo sulla soglia.»
Michele si irrigidì sotto di lei, la lingua più affamata. Stefania sorrise, crudele: «Lo vedi, amore? Mi guardava. Vedeva la tua donna piegata, la figa piena di un altro cazzo. Non ha detto nulla. Solo guardava. Edoardo lo ha visto e ha riso, senza fermarsi. Mi prendeva ancora più forte, come per dargli spettacolo. Io gemevo, sudata, con le cosce che tremavano.»
Si inumidì le labbra, le dita intrecciate tra i capelli di Michele. «Poi Matteo si è avvicinato. Non ha detto niente, ma mi ha sfiorato il fianco, poi il seno. Io ero troppo eccitata per fermarlo. Edoardo continuava a scoparmi, rideva, e lasciava che il suo amico mi toccasse. Mi sono trovata con un cazzo che mi spaccava dietro e un altro uomo che mi baciava il collo e mi stringeva le tette.»
Stefania si arcuò contro la bocca di Michele, un gemito strozzato che riempì la stanza. «Così, Michele… immaginami. Io piegata, il cazzo di Edoardo che mi apriva da dietro, e Matteo che mi toccava davanti. Due uomini su di me, nello stesso letto. Vuoi che ti dica cosa successe dopo?»
Stefania trattenne un gemito, stringendo i capelli di Michele mentre la sua lingua affondava più in profondità. «A un certo punto Edoardo mi ha girata. Mi ha preso per i fianchi e mi ha buttata sulla schiena, con le gambe spalancate. È salito sopra di me e ha ricominciato a spingere forte, missionario. Il letto sbatteva contro la parete, io gemevo a ogni affondo. Mi riempiva tutta, Michele, ogni spinta mi faceva tremare.»
Il respiro di Michele era caldo contro la sua figa, la lingua frenetica. Stefania abbassò la voce, velenosa: «E Matteo era lì, accanto al letto. Guardava tutto. Mi vedeva con le cosce aperte, la figa spalancata da un altro cazzo. Edoardo lo ha guardato e gli ha detto: “Dai, fallo godere anche tu. Segalo mentre io ti scopo.”»
Michele soffocò un gemito tra le labbra di Stefania.
«Così ho allungato la mano,» continuò lei, la voce spezzata dal piacere, «gli ho preso il cazzo. Era duro, scottava nelle dita. Ho cominciato a segarlo, senza guardarlo in faccia, tutta concentrata sul cazzo che mi sfondava dentro. Edoardo mi spingeva le gambe più in alto, affondava sempre più forte, e intanto rideva: “Brava, segalo mentre ti scopo, fammi vedere quanto sei troia.”»
Stefania strinse le lenzuola con la mano libera, i fianchi che si sollevavano contro la lingua di Michele. «Io gemevo, la bocca spalancata, il corpo che tremava. Sentivo il cazzo di Edoardo che mi sbatteva dentro e quello di Matteo che scivolava nella mia mano, pulsava ogni volta più forte. Due cazzi insieme, Michele. Uno che mi riempiva, l’altro che si gonfiava tra le mie dita.»
Si piegò leggermente in avanti, un sussurro sporco all’orecchio di Michele: «Vuoi che ti dica come sono venuti? Vuoi sentirlo mentre mi lecchi?»
«Edoardo spingeva sempre più forte sopra di me,» ansimò Stefania, stringendo la testa di Michele contro la sua figa bagnata. «Avevo le gambe spalancate, lui che affondava senza pietà, il letto che sbatteva contro la parete. Ogni colpo mi faceva gemere più forte, la figa mi bruciava di piacere. E Matteo era lì, accanto, con il cazzo in mano, duro, che pulsava a un passo dal mio viso.»
La lingua di Michele si muoveva frenetica, bevendo le sue parole.
«A un certo punto Edoardo ha riso, mi ha guardato negli occhi e ha detto: “Dai, prendilo in bocca, fallo godere anche lui mentre ti scopo”.» Stefania gemette piano, il corpo che tremava sotto la bocca di Michele. «Io ho scosso la testa. Non volevo la sua bocca, volevo solo quel cazzo dentro. Così ho allungato la mano, l’ho preso tra le dita, e ho cominciato a segarlo forte, senza smettere di gemere sotto Edoardo.»
Il respiro di Stefania si fece spezzato. «Sentivo il cazzo di Edoardo che mi sfondava dentro, profondo, caldo, e quello di Matteo che mi scivolava tra le dita, duro, bagnato di pre-sborra. Due cazzi insieme, Michele. Uno che mi riempiva, l’altro che si gonfiava nella mia mano.»
La sua voce si incrinò, sporca. «E sono venuta. L’ho stretto dentro, la figa che gli pulsava attorno, e Edoardo non ha resistito. Ha affondato ancora tre volte ed è venuto dentro di me, caldo, lo sentivo spingere la sborra fino in fondo. Io gridavo, tremavo sotto di lui.»
Un gemito più lungo, Stefania che stringeva i capelli di Michele. «Nello stesso istante anche Matteo è esploso. Fiotti caldi mi hanno bagnato il collo, le tette, colavano sul seno mentre Edoardo ancora spingeva dentro. E io ero lì, Michele: piena di sborra dentro, sporca di sborra fuori. Due uomini insieme che mi facevano godere come non avevo mai fatto prima.»
Stefania affondava le mani nei capelli di Michele, guidando la sua lingua sempre più in profondità. «Lo capisci, amore?» ansimò, la voce spezzata. «Ero lì, con un cazzo che mi sbatteva dentro e un altro che mi sporcava tutta. E godevo, Michele. Godevo come non avevo mai fatto prima.»
Michele gemeva piano contro la sua figa, divorato dalle immagini che lei gli aveva messo in testa. Stefania non gli lasciava tregua, gli teneva la bocca premuta contro le sue labbra gonfie e bagnate. «Lo vedi?» sibilò. «Due uomini contemporaneamente, e io che urlavo di piacere. Uno che mi riempiva dentro, l’altro che mi schizzava addosso. E tu ora mi lecchi, con la gelosia che ti brucia nello stomaco.»
Un tremito la scosse, la voce più alta: «Sì, così… continua. Voglio che mi fai venire mentre pensi a me sotto di loro. Voglio che mi lecchi come se stessi ripulendo la figa che Edoardo aveva appena riempito.»
Michele gemeva più forte, il ritmo della lingua frenetico. Stefania si arcuò contro il suo viso, il corpo che si tendeva, i gemiti che le esplodevano in gola. «Sì… sto venendo, Michele…» gridò, stringendo la sua testa tra le cosce. «Vengo pensando a quella sborra dentro e a quella addosso, e tu sei qui, a leccarmi mentre bruci di gelosia.»
Si lasciò andare, tremando, la schiena inarcata, le cosce che gli stringevano la testa. L’orgasmo la attraversò lunga, intensa, la gola che emetteva un gemito strozzato e soddisfatto.
Quando si lasciò ricadere sul cuscino, ansimante, tenne ancora la testa di Michele tra le gambe. «Adesso lo sai, amore,» mormorò, con un sorriso crudele e tenero allo stesso tempo. «Lo hai leccato da me, mentre lo sentivi nelle tue orecchie. E non te lo dimenticherai più.»
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