Lisa si stiracchiò sulla sedia, lanciando a Luca uno sguardo obliquo. “Sai, stavo ripensando a quello che ti ho raccontato l’altro giorno… Di Marco e della sua passione per il sesso orale.”
Luca sentì un brivido lungo la schiena al ricordo di quella conversazione, delle immagini che aveva evocato nella sua mente. Cercò di mantenere un’espressione neutra, ma sapeva che il suo corpo lo stava tradendo: il respiro che accelerava impercettibilmente, le pupille che si dilatavano…
Lisa sorrise tra sé, notando quei piccoli segni rivelatori. Era diventato il suo gioco preferito, cercare di decifrare le reazioni di Luca ai suoi racconti osé. Come se stesse assemblando un puzzle, un frammento alla volta, per svelare l’immagine dei suoi desideri più segreti.
Lisa: “Una cosa che adoravo di lui era che non ne aveva mai abbastanza. Poteva passare ore tra le mie gambe, assaporandomi come se fossi il nettare più delizioso del mondo. Anche quando avevo già raggiunto il piacere più e più volte… Lui continuava, instancabile, fino a farmi tremare e implorare pietà.”
Luca si agitò sulla sedia, improvvisamente a disagio. L’idea di Lisa ridotta a una massa fremente di piacere, di lei che implorava mentre una lingua la torturava dolcemente… Gli fece sentire una fitta di desiderio così intensa da lasciarlo senza fiato.
Lisa finse di non accorgersi del suo turbamento, ma dentro di sé esultò. Ecco, quello era esattamente il tipo di reazione che stava cercando. Quel lampo di fame negli occhi di Luca, subito represso ma impossibile da nascondere del tutto…
Lisa: “Ricordo una volta, dopo una cena romantica… Eravamo appena tornati a casa e io mi stavo togliendo le scarpe accanto al letto. Lui mi si avvicinò alle spalle, abbracciandomi e baciandomi il collo. E poi, senza una parola, mi sollevò la gonna e s’inginocchiò dietro di me.”
Luca trattenne il respiro, l’immagine di quella scena che prendeva vita nella sua mente con una chiarezza quasi dolorosa. Poteva vederlo, quel corpo maschile premuto contro la schiena di Lisa, quelle labbra che le percorrevano la nuca mentre le mani armeggiavano con la sua biancheria…
Lisa: “Prima che potessi capire cosa stesse succedendo, sentii il suo respiro caldo sulla mia pelle nuda. E poi la sua lingua, che mi esplorava con una lentezza esasperante, come se volesse mappare ogni piega, ogni recesso segreto…”
Luca strinse i pugni fino a conficcarsi le unghie nei palmi. La sensazione di quella lingua che si faceva strada in Lisa, che la assaggiava con tanta dedizione… Era un’immagine così erotica da far male, da fargli pulsare il sangue nelle vene con un ritmo martellante.
Lisa lo osservò con la coda dell’occhio, beandosi del rossore che gli aveva colorato le guance, del modo in cui la sua mano tremava impercettibilmente sul bracciolo della sedia. Oh sì, era vicina, molto vicina a far crollare quella maschera di impassibilità che lui si sforzava di indossare…
Lisa: “La sensazione di quel piacere che montava, inarrestabile… Delle gambe che mi cedevano mentre la lingua di Marco mi portava sempre più in alto… Fu qualcosa di indescrivibile. Alla fine crollai in avanti sul letto, incapace di reggermi in piedi. Ma lui non si fermò. Continuò a leccarmi, a succhiarmi, fino a farmi urlare di piacere ancora e ancora…”
Luca non riuscì a trattenere un gemito strozzato. L’immagine di Lisa a carponi sul letto, con Marco inginocchiato dietro di lei che la divorava come un uomo affamato… Era troppo. Troppo vivida, troppo eccitante. Sentì l’erezione premere dolorosamente contro la stoffa dei pantaloni, implorando di essere liberata.
Lisa sogghignò tra sé, trionfante. Eccolo lì, il segno che stava aspettando. Quella reazione fisica incontrollabile, quella prova tangibile del desiderio che Luca stava disperatamente cercando di nascondere.
Luca si agitò sulla sedia, il respiro corto, le mani che stringevano convulsamente i braccioli. L’immagine di Lisa in balia della lingua di Marco era insieme una tortura e una tentazione, un invito a immaginare se stesso al posto di quell’uomo, a prendersi ciò che desiderava con tanta disperazione…
E poi, quasi senza rendersene conto, si ritrovò a porre una domanda. Una domanda che gli era salita alle labbra prima che potesse trattenerla, spinta da una curiosità morbosa che non riusciva a controllare.
Luca: “Ma Marco… Ti baciava anche i piedi?”
Lisa si immobilizzò per un istante, colta alla sprovvista da quella richiesta. Poi, lentamente, un sorriso consapevole le incurvò le labbra. Oh, ma certo. Come aveva fatto a non capirlo prima?
I piedi. La sua passione segreta, il suo feticcio inconfessabile. Quante volte aveva colto lo sguardo di Luca indugiare sulle sue caviglie, sulle sue dita affusolate, con un desiderio che andava ben oltre la semplice ammirazione estetica?
E ora, sentirlo chiedere di Marco in quel contesto… Era chiaro come il sole. Luca era geloso. Geloso dell’idea che un altro uomo potesse aver accarezzato e venerato quella parte di lei che considerava come “sua”.
Come se avesse il diritto di reclamarla, di marcare il territorio su quel particolare angolo del suo corpo e della sua anima.
Lisa si prese un momento per assaporare quella rivelazione, per bearsi del calore possessivo che aveva scorto nello sguardo di Luca. Poi, con studiata nonchalance, rispose: “No, in realtà non lo faceva mai. Credo che fosse troppo preso da… altre zone per interessarsi ai miei piedi.”
Vide chiaramente un lampo di sollievo attraversare il volto di Luca, seguito subito dopo da qualcosa di molto simile alla delusione. Come se una parte di lui avesse sperato in una risposta diversa, in un dettaglio piccante che alimentasse la sua fantasia e insieme la sua gelosia…
E in quel momento, Lisa capì di avere in mano un’arma potentissima. Un grimaldello con cui scardinare definitivamente le difese di Luca, con cui forzarlo a gettare la maschera e ad ammettere la profondità del suo desiderio per lei.
Perché ora sapeva con certezza che non era solo il suo corpo in generale a farlo impazzire. Era quella parte specifica di lei, quella sua ossessione segreta, a scatenare in lui una brama incontrollabile.
E oh, come avrebbe potuto usar a proprio vantaggio quella consapevolezza… Come avrebbe potuto giocare con lui, provocarlo e stuzzicarlo fino a fargli perdere la testa, fino a ridurlo a una massa di nervi scoperti e di desiderio allo stato puro…
Già pregustava i racconti che gli avrebbe propinato d’ora in poi. Storie di amanti immaginari che le baciavano e leccavano i piedi con dedizione, che la veneravano da quella particolare angolazione fino a farla urlare di piacere…
Storie studiate apposta per farlo impazzire di gelosia e di eccitazione insieme, per spingerlo sempre più vicino a quel limite che sapeva non avrebbe potuto varcare senza conseguenze.
Oh sì, si sarebbe divertita un mondo a torturarlo in quel modo. A giocare con il suo feticcio come un gatto con un topo, fino a quando non lo avrebbe avuto completamente in suo potere.
E poi, quando fosse stato pronto… Quando la sua resistenza fosse stata erosa fino all’osso dall’erosione costante del suo desiderio… Allora avrebbe potuto finalmente concedergli ciò che voleva.
Avrebbe potuto offrirgli i suoi piedi come un dono, come un calice traboccante di promesse erotiche. E guardarlo mentre li baciava e li leccava con reverenza, mentre vi affondava il viso come un assetato a una fonte…
Solo all’idea, sentì un brivido di anticipazione correrle lungo la schiena. Oh, sarebbe stato magnifico. Il coronamento perfetto di quel lungo, estenuante gioco di seduzione…
Ma per ora, doveva limitarsi a preparare il terreno. A disseminare indizi e provocazioni, fino a quando la resa di Luca non sarebbe stata totale e incondizionata.
E aveva appena scoperto lo strumento perfetto per farlo capitolare. Il suo tallone d’Achille, il suo punto debole.
I suoi piedi.
Quei piedi che presto, molto presto, gli avrebbe concesso di adorare con tutta la devozione che meritavano. Fino a farlo impazzire di piacere e di gratitudine.
Ora sapeva con certezza che non era immune al suo fascino. Che dietro quella facciata da amico e confidente si celava un uomo che la bramava con una forza primitiva, quasi animalesca.
E quella consapevolezza la riempì di un senso di potere e di eccitazione insieme. Perché ora che aveva la conferma di quello che sospettava da tempo… Poteva finalmente iniziare a giocare per davvero.
A spingere Luca sempre più in là, sempre più vicino a quel limite che sapeva non avrebbe potuto oltrepassare senza conseguenze. A farlo bruciare di una fame che solo lei avrebbe potuto saziare.
E mentre continuava il suo racconto, mentre descriveva con dovizia di particolari come Marco l’avesse fatta godere con la sua bocca instancabile, Lisa già pregustava il momento in cui Luca avrebbe finalmente gettato la maschera.
Il momento in cui avrebbe ammesso, con le parole e con il corpo, di volerla con una urgenza che non ammetteva rifiuti. Di voler essere lui a inginocchiarsi tra le sue cosce, a bere il suo piacere fino all’ultima goccia.
E quel momento, ne era certa, sarebbe arrivato presto. Molto presto.
Dopotutto, lo aveva letto nei suoi occhi. In quelle pupille dilatate dal desiderio, in quel respiro affannoso che tradiva una eccitazione incontenibile.
Luca poteva mentire con le parole. Ma il suo corpo… Oh, il suo corpo non poteva nascondere la verità.
E la verità era che la voleva. Con una intensità che lo spaventava e lo esaltava allo stesso tempo.
Una verità che presto, molto presto, li avrebbe travolti entrambi. Portandoli in un territorio inesplorato e pericoloso.
Ma anche, ne era certa, meraviglioso oltre ogni immaginazione.
Non vedeva l’ora di scoprirlo. Insieme a lui.
Un passo alla volta.
Una provocazione dopo l’altra.
Fino a quando non sarebbe rimasta altra scelta che arrendersi a quel desiderio che li consumava da dentro.
E allora… Allora sì che avrebbero dato vita a racconti ben più emozionanti di quelli su Marco. Racconti di cui sarebbero stati protagonisti loro due soli.
In un letto, su un divano, contro una parete… Ovunque la passione li avrebbe travolti.
Senza più maschere. Senza più sotterfugi.




