Lisa si stiracchiò sulla sedia, facendo scivolare “inavvertitamente” la gonna qualche centimetro più su lungo le cosce. Con la coda dell’occhio, colse lo sguardo di Luca che seguiva quel movimento, indugiando per un istante di troppo sulla pelle appena rivelata.
Sogghignò tra sé. Oh, era davvero troppo facile. Bastava un accenno, una visione rubata delle sue gambe, e lui perdeva ogni parvenza di autocontrollo. Era come un libro aperto per lei, ormai. Un libro che non vedeva l’ora di leggere fino in fondo…
Con aria disinvolta, si voltò verso di lui e disse: “Sai Luca, stavo pensando… Tu che hai questa passione per i collant, ti ho mai parlato di Andrea? Era un mio ex fidanzato ai tempi dell’università. Anche a lui piaceva molto quando indossavo le calze…
Vide Luca irrigidirsi impercettibilmente, le dita che si serravano per un istante intorno alla penna che teneva in mano. Oh sì, aveva toccato un nervo scoperto. La sola idea che un altro uomo potesse aver apprezzato quella particolare combinazione, gambe più collant, lo faceva chiaramente ribollire di una gelosia mal celata.
Con un sorriso sornione, Lisa continuò: “Ricordo una sera in cui dovevamo andare a una festa elegante. Io avevo scelto un abitino nero, molto semplice, e un paio di autoreggenti nere con la riga dietro. Sai, quelle che fanno sembrare le gambe ancora più lunghe e affusolate…”
Notò il modo in cui la mano di Luca si contrasse, come se stesse immaginando di accarezzare quella riga scura sulla sua pelle. Oh, poteva quasi sentirla, quell’eccitazione che gli montava dentro all’idea di lei in quell’outfit provocante…
Lisa: “Quando Andrea mi vide, rimase senza fiato. Non riusciva a staccarmi gli occhi di dosso, a smettere di fissare le mie gambe come se fossero un’opera d’arte. Ricordo che mi prese per mano, facendomi fare una giravolta per ammirarmi da ogni angolazione…”
Luca deglutì a fatica, la gola improvvisamente secca. L’immagine di Lisa che volteggiava davanti a un altro uomo, le gambe fasciate di nero che mandavano bagliori di seta a ogni movimento… Era insieme una visione celestiale e una tortura indicibile.
Lisa: “Durante tutta la serata, non fece che sfiorarmi le gambe sotto il tavolo. Dita leggere che risalivano dalle caviglie, accarezzavano il polpaccio, si insinuavano appena sotto l’orlo delle autoreggenti… Era come se non potesse trattenersi dal toccarmi, dal saggiare la consistenza del nylon sulla mia pelle…”
Luca si agitò sulla sedia, il respiro che accelerava impercettibilmente. Oh, poteva capirlo fin troppo bene. Quella tentazione irresistibile di toccare, di possedere con le mani quella meraviglia di gambe e seta… Stava diventando un’ossessione anche per lui, ormai.
Lisa si sporse appena verso di lui, abbassando la voce in un sussurro complice: “Quando tornammo a casa, Andrea non perse tempo. Mi spinse contro la porta e si inginocchiò ai miei piedi, le mani che già accarezzavano febbrili le mie cosce. Con gesti impazienti, mi sfilò le scarpe e iniziò a baciarmi le gambe, risalendo lentamente dalle caviglie…”
Luca trattenne il fiato, il cuore che martellava all’impazzata. Oddio, se solo avesse potuto essere lui quell’uomo… Se avesse potuto esplorare con le labbra ogni centimetro di quella pelle velata, assaporarne il calore attraverso la barriera sottile del nylon…
Lisa: “Quando arrivò a leccarmi le cosce, proprio nel punto in cui la pelle nuda incontrava il pizzo delle autoreggenti… Credetti di impazzire. La sensazione della sua lingua che mi stuzzicava attraverso la seta, che giocava con l’elastico senza mai superarlo… Fu quasi troppo da sopportare.”
Luca non riuscì a trattenere un gemito strozzato. Oh, l’invidia, il desiderio bruciante di prendere il posto di Andrea in quel racconto… Lo stava divorando vivo. Avrebbe dato qualsiasi cosa per essere lui a far tremare Lisa in quel modo, a farla impazzire con la sua bocca e le sue mani…
Lisa sogghignò tra sé, beandosi del tumulto che vedeva crescere negli occhi di Luca. Oh, ce l’aveva in pugno ormai. Ancora qualche dettaglio piccante, ancora una stoccata ben assestata… E sarebbe crollato come un castello di carte.
Con voce roca di desiderio, concluse: “Alla fine Andrea affondò il viso tra le mie cosce, e mentre mi portava al culmine con la sua lingua, continuava ad accarezzarmi le gambe, a stringere convulsamente il nylon come se non potesse farne a meno. Fu un’esperienza indimenticabile… Quasi mistica nella sua intensità.”
Luca chiuse gli occhi per un istante, lottando per mantenere il controllo. L’immagine di Lisa che veniva con il viso di un uomo premuto contro il suo sesso, con quelle dita che la marchiavano a fuoco attraverso le calze ridotte a brandelli… Era devastante. Una fantasia così potente da lasciarlo scosso, svuotato.
E allo stesso tempo… Così eccitante da fargli dolere l’inguine per il desiderio. Da fargli stringere i denti per la frustrazione di non poter prendere ciò che voleva, lì e ora, al diavolo le conseguenze.
Ma non poteva. Non ancora. Doveva resistere ancora un po’, per quanto la tentazione di mandare all’aria ogni finzione fosse quasi insopportabile.
Perché sapeva che Lisa lo stava provocando di proposito. Che ogni parola, ogni immagine evocata, era un modo per testare la sua reazione, per saggiare la profondità della sua ossessione per lei.
E lui… Lui non voleva darle questa soddisfazione. Non voleva mostrarle quanto fosse vicino a crollare, a implorare per avere ciò che lei gli offriva con tanta malizia.
Anche se, in cuor suo, sapeva che era solo questione di tempo. Che presto, molto presto, avrebbe ceduto a quella dolce tortura, gettando la maschera una volta per tutte.
E allora… Oh, allora le avrebbe mostrato esattamente cosa significasse desiderare qualcuno con ogni fibra del proprio essere. L’avrebbe adorata con le mani e con la bocca fino a farle dimenticare il nome di ogni altro uomo che l’aveva toccata prima di lui.
Fino a cancellare ogni ricordo di Andrea e di chiunque altro dal suo corpo e dalla sua mente.
Fino a farla sua, completamente e irrevocabilmente. Nel modo in cui aveva sempre sognato, fin dal primo istante in cui aveva posato gli occhi su di lei.
Ma per ora… Per ora doveva stringere i denti e sopportare ancora un po’. Solo un altro po’.
Prima che la resa diventasse inevitabile. Per entrambi.




