[Lisa si sporge verso Luca, le labbra che quasi sfiorano il suo orecchio. La sua voce è un sussurro caldo e umido che gli solletica la pelle, facendolo rabbrividire di un piacere proibito.]
Lisa: “Ti ho mai detto che ricordo perfettamente il sapore di ognuno dei miei ex? È come se avessi conservato nella mente una mappa precisa delle loro forme, delle loro consistenze… Dei loro umori più intimi e segreti.”
Luca trattenne il respiro, il cuore che accelerava i battiti a quelle parole così esplicite, così evocative. L’idea che Lisa potesse richiamare alla memoria con tanta nettezza quei dettagli così privati, così erotici, lo riempiva di un’eccitazione e di una gelosia insieme, di un desiderio quasi doloroso di essere incluso anche lui in quel catalogo di amanti, di sapori…
Lisa gli lanciò uno sguardo obliquo, beandosi del rossore che gli imporporava le guance, del modo in cui si agitava sul sedile come se non riuscisse a trovare una posizione comoda. Oh, adorava vederlo così, scosso e turbato dai suoi racconti, combattuto tra la voglia di sapere e il timore di sapere troppo…
Con un sorriso malizioso, continuò: “Prendi Andrea, per esempio. Il mio ragazzo dell’università, quello che impazziva per le mie gambe con le calze… Beh, non era l’unico suo punto debole. Aveva un’autentica fissazione per i sapori, per l’idea di assaporarmi in ogni modo possibile…”
Si umettò le labbra con la punta della lingua, come se stesse richiamando alla mente un gusto particolarmente delizioso. Luca seguì quel movimento come ipnotizzato, la gola secca e il respiro corto.
Lisa: “Amava esplorare il mio corpo con la bocca, tracciare percorsi umidi sulla mia pelle fino a raggiungere i punti più nascosti, più intimi. E quando arrivava lì… Dio, era come se volesse divorarmi. Come se non potesse mai averne abbastanza del mio sapore, della mia essenza…”
Luca si sentì avvampare, un’ondata di calore liquido che gli si riversava nel basso ventre al pensiero di Andrea che si perdeva tra le cosce di Lisa, che la leccava e succhiava con avidità famelica fino a farla urlare di piacere…
Lisa percepì il suo turbamento e sogghignò tra sé. Adorava prenderlo in contropiede in quel modo, spiazzarlo con la sua sfacciataggine, con la sua disinvoltura nel parlare di quegli argomenti così scabrosi…
Si avvicinò ancora di più, fino a sfiorargli l’orecchio con le labbra in una carezza impalpabile. E con voce roca di desiderio, mormorò:
“Ma vuoi sapere qual era la parte che preferiva in assoluto? Quella di cui non riusciva mai a saziarsi, che avrebbe passato ore a leccare e venerare come la reliquia più sacra?”
Luca deglutì a vuoto, incapace di proferire parola. Poteva solo annuire impercettibilmente, come in trance, in attesa di quella rivelazione che sapeva lo avrebbe sconvolto, incendiato fino all’osso…
Lisa esalò un sospiro tremante, il respiro che si infrangeva caldo sulla sua pelle.
“I miei piedi, Luca. Impazziva per i miei piedi. Per il loro odore, per la loro forma, per la consistenza della pelle sotto la lingua… Poteva passare pomeriggi interi a baciarli, a mordicchiarli, a succhiarli come se fossero la cosa più deliziosa del mondo. E io… Io lo lasciavo fare. Anzi, lo incoraggiavo. Perché il modo in cui mi leccava, con quella devozione assoluta, quasi disperata… Mi faceva sentire una dea. Una creatura sublime e intoccabile, degna solo di essere adorata con ogni senso, ogni fibra…”
Luca non riuscì a trattenere un gemito strozzato. L’immagine di Andrea inginocchiato ai piedi di Lisa, le labbra e la lingua che li esploravano con tanta passione, tanto abbandono… Lo riempiva di un desiderio così intenso da rasentare il dolore fisico. Avrebbe dato qualsiasi cosa per essere al suo posto in quel momento. Per poter assaporare quella pelle delicata, inspirarne il profumo inebriante, sentirla fremere e tremare di piacere sotto il suo tocco adorante…
Ma allo stesso tempo, una parte di lui si ribellava a quel pensiero. Non voleva essere solo l’ennesimo nome nella lista degli amanti di Lisa, l’ennesimo uomo soggiogato e consumato dalla sua arte erotica per poi essere messo da parte, dimenticato…
No, lui voleva essere di più. Voleva essere speciale, unico. Voleva che il suo sapore, il suo ricordo, rimanessero impressi in lei in modo indelebile, più di tutti gli altri prima di lui.
Perché quello che provava per lei andava oltre il semplice desiderio fisico, oltre la semplice ammirazione per la sua maestria sessuale. Era qualcosa di più profondo, di più totale…
Qualcosa che assomigliava pericolosamente all’amore. Nella sua forma più pura e insieme più spaventosa.
Quell’amore che ti spinge a donarti completamente all’altro, senza riserve né paure. A mettere la sua felicità, il suo piacere, al di sopra di ogni cosa…
Anche a costo di bruciare. Di consumarti nell’incendio di una passione troppo grande per essere contenuta, controllata.
Ed era esattamente ciò che Luca sentiva crescere dentro di sé in quel momento. Mentre ascoltava Lisa raccontare di quella sua passata relazione con tanta nostalgia e tanta malizia insieme, come se stesse dandogli un assaggio del piacere che anche lui avrebbe potuto provare, se solo si fosse concesso a lei senza condizioni…
Ma poteva farlo davvero? Poteva lasciarsi andare fino a quel punto, fino a quell’estremo di vulnerabilità e di abbandono?
Senza sapere se lei avrebbe fatto lo stesso? Se avrebbe rinunciato al suo bisogno di dominio, di controllo, per amarlo nella verità di ogni suo difetto e fragilità?
Era un dubbio che lo tormentava. Una paura che gli attanagliava il cuore anche mentre il suo corpo fremeva di desiderio, di impazienza di perdersi finalmente in lei, di fondersi con lei nell’estasi di una resa reciproca e assoluta…
Ma in fondo, non era quello il bello dell’amore? Il rischio, l’incertezza, il tuffo nel vuoto?
Senza garanzie, senza rete di sicurezza.
Solo con la speranza, con la fede che l’altro sarebbe stato lì ad accoglierti. A prenderti tra le braccia e a non lasciarti più andare.
Per sempre.
E forse, si disse Luca, era arrivato il momento di spiccare quel salto. Di mettere alla prova quel sentimento che sentiva crescere dentro di sé giorno dopo giorno, racconto dopo racconto…
Fino a diventare più forte della ragione. Della prudenza.
Di ogni maschera e di ogni finzione.
[Foto da Freepik.com]




