[Lisa continua il suo racconto, osservando attentamente le reazioni di Luca]
“Sai, una delle cose che più mi eccitava di quei momenti con Davide… Era scoprire il potere delle mie mani sul suo corpo. Era come se ogni gesto, ogni movimento delle mie dita fosse una lingua segreta con cui potevo farlo vibrare e sciogliere di piacere.”
Luca si agitò sul sedile, l’immagine di quelle mani giovani e curiose che esploravano una carne turgida e pulsante che gli faceva seccare la gola.
Lisa sorrise tra sé, notando il suo disagio. Oh, era sulla strada giusta. Bastava insistere su quel tasto, evocare il giusto dettaglio… E lui sarebbe stato creta nelle sue mani, pronto per essere plasmato a suo piacimento.
Lisa: “All’inizio ero timida, impacciata. Non sapevo bene come muovermi, come dosare la pressione o il ritmo. Ma poi, pian piano, iniziai a prendere confidenza. A sperimentare con tocchi più leggeri o più decisi, con carezze lente o sfregamenti rapidi… Fino a trovare la combinazione perfetta per mandarlo fuori di testa.”
Luca chiuse gli occhi per un istante, lottando per mantenere il controllo. L’immagine di quelle dita affusolate che danzavano su quel sesso eretto, che ne scoprivano ogni punto sensibile con tocchi sapienti… Lo stava facendo impazzire. Avrebbe dato qualsiasi cosa per essere lui l’oggetto di quella esplorazione, il destinatario di quell’attenzione così intima e devota.
Lisa lo guardò con la coda dell’occhio, beandosi del suo tormento. Poteva quasi vederli, i pensieri che si rincorrevano nella sua mente febbrile. L’invidia per quel ragazzo che aveva goduto delle sue prime, goffe carezze. Il desiderio bruciante di sostituirsi a lui, di essere il corpo su cui quelle mani si sarebbero mosse con sempre maggiore perizia ed entusiasmo.
Era esattamente dove lo voleva. Alla sua mercé, schiavo delle sue parole e delle immagini che esse evocavano. Pronto a implorare per avere ciò che lei gli faceva balenare davanti agli occhi della mente.
Con voce roca di desiderio, Lisa continuò: “Col passare dei giorni, diventai sempre più brava. Imparai a variare le mie carezze, alternando il tocco con le dita a quello con il palmo, o addirittura con le unghie. Scoprii il piacere di giocare con i suoi testicoli mentre lo pompavo, di accarezzarli e stringerli delicatamente fino a fargli perdere la testa…”
Luca non riuscì a trattenere un gemito strozzato. Il suo sesso pulsava dolorosamente nei jeans, implorando un’attenzione che lei gli negava con sadica nonchalance. Oh, avrebbe dato qualsiasi cosa per sentire quelle mani su di sé in quel momento. Per essere lui a tremare e contorcersi sotto il suo tocco curioso e implacabile, fino a versarsi con un grido liberatorio sul suo palmo invitante.
Lisa sogghignò, trionfante. Ce l’aveva in pugno, ormai. Poteva leggergli in faccia ogni pensiero sconveniente, ogni fantasia proibita che le sue parole gli stavano ispirando. Ed era solo l’inizio.
Perché ora che aveva trovato il suo punto debole – quelle mani, quelle dita che tessevano sulla sua immaginazione trame erotiche sempre più audaci – non avrebbe più smesso di sfruttarlo. Di usarlo per condurlo esattamente dove voleva lei, fino a fargli dimenticare ogni remora, ogni prudenza.
Fino a quando non avrebbe più potuto fare a meno di lei e del suo tocco. Fino a quando sarebbe stato disposto a fare qualsiasi cosa pur di averla, di sentirla scorrere sulla sua pelle nuda con la stessa avidità e perizia che stava sognando in quel momento.
Con voce dolce come veleno, Lisa concluse: “Fu un’escalation inarrestabile, sai? Giorno dopo giorno, le mie mani diventavano più esigenti, più creative. Volevano provocargli piaceri sempre nuovi e più intensi, spingerlo ogni volta un po’ più in là nei territori del godimento.”
Luca deglutì a fatica, cercando di immaginare quella progressione di intimità e di audacia. L’idea di quelle mani che diventavano ogni giorno più abili, più determinate a strappare piacere da quel corpo fremente… Lo riempiva di un desiderio così intenso da rasentare il dolore fisico.
Lisa gli lanciò uno sguardo obliquo, beandosi del suo tormento. Oh, poteva quasi sentirla sulla propria pelle, l’invidia bruciante per quel Davide che aveva goduto di tali attenzioni, di una dedizione così assoluta e instancabile…
Con voce roca, continuò: “All’inizio era lui a cercarmi, sai? A supplicare il tocco delle mie mani con gli occhi, con i gesti. Ma poi, pian piano, le parti si invertirono. Ero io ad andare da lui, sempre più spesso. Io a trascinarlo in angoli appartati, in momenti rubati, per concedergli quel piacere di cui ormai non poteva più fare a meno.”
Luca si sentì attraversare da un brivido rovente. L’immagine di Lisa che braccava Davide, che lo seduceva con la prospettiva delle sue carezze fino a renderlo schiavo… Era insieme un tormento insopportabile e un’eccitazione mai provata prima.
Avrebbe dato qualsiasi cosa per essere al suo posto. Per sentire su di sé quello stesso desiderio famelico, quella stessa urgenza di possedere e di donare piacere…
Lisa si accorse del suo smarrimento e sogghignò tra sé. Era esattamente la reazione che voleva ottenere. Farlo impazzire d’invidia e di bramosia, fino a quando non avrebbe più potuto pensare ad altro che a quelle mani su di sé.
Fino a quando il desiderio di essere l’oggetto di quel tocco avido e instancabile non avrebbe cancellato ogni altra considerazione dalla sua mente.
Con voce languida, quasi sognante, mormorò: “Non potevo farne a meno, sai? Era come una droga per me, quel potere che avevo su di lui. La consapevolezza di poterlo ridurre a una massa di nervi scoperti e di voglia con un semplice gesto, con una carezza appena accennata… Mi faceva sentire onnipotente. Padrona del suo piacere e del suo desiderio.”
Luca non riuscì a trattenere un gemito strozzato. Oh, quanto avrebbe voluto essere lui a subire quel dolce supplizio. A sentirsi il centro del mondo – del suo mondo – fino a dimenticare il proprio nome sotto il tocco implacabile di quelle dita divine…
Lisa lo guardò con occhi scintillanti di malizia, intuendo senza sforzo la direzione dei suoi pensieri. E dentro di sé, sentì crescere un senso di trionfo assoluto.
Perché sapeva che ormai era solo questione di tempo. Solo questione di resistere ancora un po’ a quella dolce tortura, a quella danza estenuante sul filo del rasoio…
Lisa fece una pausa, gli occhi persi nel vuoto come se stesse rivivendo quei momenti di giovane passione. Poi, con un sorriso enigmatico, mormorò: “Sai, nonostante tutto, sono grata a Davide. Per avermi permesso di esplorare così a fondo il potere delle mie mani. Di sperimentare ogni giorno, tante volte al giorno, il piacere di dare piacere.”
Mentre parlava, posò distrattamente una mano sul braccio di Luca, le dita che si muovevano in una carezza lenta e deliberata. Lui trasalì a quel contatto, la pelle che formicolava come se una corrente elettrica l’avesse attraversato.
All’improvviso, fu come se potesse sentirle davvero, quelle mani. Non più solo sulla sua immaginazione, ma sulla sua carne viva. Mani che avevano accarezzato un altro uomo fino a farlo impazzire, che avevano imparato ogni segreto del corpo maschile attraverso un’esplorazione instancabile e devota.
Mani che ora, in quel tocco solo apparentemente casuale, sembravano volergli comunicare un messaggio ben preciso. Come se volessero dirgli: “Senti come ti sfioro? Senti la maestria che ho acquisito nel dare piacere? Ecco, è tutto merito suo. Di Davide, e di tutti quelli che sono venuti dopo di lui.”
Luca sentì la gola chiudersi per l’emozione e il desiderio. L’idea di quante volte quelle dita avessero percorso altre pelli, strappato altre grida di piacere… Lo riempiva di una gelosia bruciante e insieme di un’eccitazione quasi dolorosa.
Avrebbe dato qualsiasi cosa per cancellare ogni traccia di quegli uomini dalla sua carne. Per essere lui l’unico a godere di quel tocco divino, a farlo diventare il suo vangelo erotico personale.
Lisa, ignara o forse fin troppo consapevole del tumulto che stava scatenando in lui, continuò con voce sognante: “È grazie a lui se le mie mani sono diventate quello che sono. Uno strumento di seduzione infallibile, capace di far perdere la testa a chiunque ne venga sfiorato. Non sai quanti complimenti ho ricevuto dai miei amanti, dopo di lui, per la mia… come l’hai chiamata tu? Ah sì, la mia bravura manuale.”
E con queste parole fece scorrere lentamente le dita lungo il braccio di Luca, in una carezza languida che era insieme una provocazione e una promessa. Come a volergli dare un assaggio di quella bravura così decantata, di quel potere affinato in anni di pratica e di dedizione agli altrui piaceri.
Luca rabbrividì, il respiro che accelerava e il cuore che batteva all’impazzata. Era come se quelle parole, quel tocco, avessero aperto una diga dentro di lui, facendo esplodere tutte le fantasie e le ossessioni che aveva represso fino a quel momento.
Lisa scrutò il volto di Luca, cogliendo nel suo sguardo un’ombra di incredulità mista a fascinazione. Come se stesse cercando di conciliare l’immagine della Lisa che conosceva – così spesso incerta, critica verso se stessa, bisognosa di rassicurazioni – con questa nuova Lisa che ostentava una tale padronanza della propria sensualità.
E in quel momento, qualcosa scattò dentro di lei. Un’urgenza di dimostrare, a lui e a se stessa, che quella sicurezza non era solo una posa, ma il riflesso di un potere reale e tangibile.
Con voce bassa e suadente, continuò: “Lo so cosa stai pensando. Ti sembra strano sentirmi parlare così, vero? Mi hai sempre conosciuta come una donna piena di dubbi, sempre pronta a sminuirsi e a vedersi peggio di com’è. E in effetti, è così che mi sento la maggior parte del tempo. Insicura del mio aspetto, del mio peso, delle mie capacità…”
Luca annuì lentamente, lo sguardo che si addolciva in una muta offerta di comprensione e sostegno. Ma Lisa non aveva finito.
“Ma quando si tratta di questo… Del dare piacere con le mie mani… È come se diventassi un’altra persona. Come se trovassi una forza e una consapevolezza che non ho mai in nessun altro campo della mia vita.”
Si interruppe per un momento, gli occhi che si perdevano nel vuoto come inseguendo ricordi di conquiste passate. Poi, con un sorriso enigmatico, riprese:
“Non è solo una questione di tecnica, sai? Certo, so come muovermi, come alternare il tocco, come variare il ritmo per far impazzire un uomo… Ma è qualcosa di più. È il potere che sento di avere in quei momenti. La certezza assoluta di poter controllare il piacere dell’altro, di poterne gestire l’intensità e la durata a mio piacimento.”
Luca trattenne il respiro, ipnotizzato da quelle parole che evocavano immagini di una Lisa dominatrice e insieme devota, padrona incontrastata dei sensi e dei desideri dei suoi ragazzi.
Lei gli lanciò uno sguardo di sottecchi, beandosi del suo smarrimento. E con voce più bassa, quasi un sussurro, aggiunse:
“Sai, con tutti i miei uomini è sempre stato così. Potevo decidere io quando farli venire. Potevo tenerli sul filo per ore, portarli sull’orlo dell’orgasmo infinite volte solo per negarglielo all’ultimo istante… Fino a quando non li sentivo implorare, tremare, completamente in balia del mio tocco. E solo allora, quando ero certa che non potessero più reggere, concedevo loro il sollievo finale. Intenso, sconvolgente, indimenticabile.”
Lisa percepì l’ombra di dubbio nello sguardo di Luca, e un moto di irritazione e insieme di sfida le corse sotto pelle. Possibile che non riuscisse a crederle? Che non riuscisse ad accettare che almeno in questo, almeno quando si trattava di dare piacere con le mani, la sua sicurezza fosse autentica, il suo potere reale?
Ma d’altronde, poteva biasimarlo? Dopotutto, lui conosceva così bene le sue fragilità, le aveva viste in azione così tante volte… Era naturale che facesse fatica a conciliare quell’immagine con quella della seduttrice esperta e dominatrice che lei stava dipingendo.
Beh, se aveva bisogno di prove… Gliene avrebbe date. Gliene avrebbe fornite così tante e così incontestabili da fargli passare ogni dubbio, ogni perplessità.
Con un sorriso malizioso, iniziò: “Sai, non sei il primo a essere scettico riguardo alle mie… abilità. Anche Gennaro, all’inizio, faceva fatica a crederci. Pensava che stessi esagerando, che mi stessi vantando di un talento che non possedevo davvero…”
Luca si irrigidì impercettibilmente al nome di quel nuovo, ennesimo amante. Un altro uomo che aveva goduto dei favori di Lisa, del suo tocco… La gelosia, ormai sua compagna abituale, gli morse lo stomaco. Ma rimase in silenzio, in attesa.
Lisa sogghignò, beandosi del suo disagio. Oh, come le piaceva tenerlo sulle spine in quel modo…
Continuò: “Ma poi, ci fu quella volta… Eravamo a casa sua, sdraiati sul letto. Avevamo appena finito di cenare e lui era un po’ assonnato, convinto che non sarebbe riuscito a combinare granché quella sera. Io allora gli proposi una specie di scommessa…”
Fece una pausa ad effetto, gli occhi che scintillavano di malizia al ricordo. Poi, abbassando la voce in un sussurro cospiratorio, riprese:
“Gli dissi che solo con le mie mani, senza nemmeno togliergli i pantaloni, sarei riuscita a farlo venire in meno di cinque minuti. Lui rise, pensando che scherzassi. Ma io insistetti, e alla fine accettò la sfida, sicuro di vincere…”
Un sorriso trionfante le incurvò le labbra.
“Ti lascio immaginare la sua sorpresa quando, esattamente quattro minuti e mezzo dopo, si ritrovò a urlare il mio nome, il corpo scosso da un orgasmo così intenso da lasciarlo senza fiato per quasi un minuto intero. Fu allora che capì… Che dovette ammettere che avevo ragione. Che quando dicevo di saper controllare il piacere di un uomo… Non stavo affatto esagerando.”
Luca deglutì a vuoto, la gola secca per l’eccitazione e l’invidia. L’immagine di quel Gennaro che si contorceva in preda all’estasi, completamente soggiogato dalle carezze sapienti di Lisa… Lo riempiva di un desiderio così intenso da far male. Avrebbe dato qualsiasi cosa per essere al suo posto in quel momento. Per sperimentare sulla propria pelle la realtà di quel potere che lei descriveva con tanto compiaciuto orgoglio.
Ma Lisa non aveva ancora finito.
“E poi ci fu quella volta con Davide… All’inizio, quando avevo appena iniziato a esplorare il suo corpo, ero ancora un po’ goffa, insicura. Non sapevo bene come muovermi, come dosare la pressione… Ma poi, man mano che le nostre sessioni si facevano più frequenti, più audaci… Iniziai a prendere confidenza. A capire come farlo impazzire, come orchestrare ogni sfumatura del suo godimento…”
Si leccò le labbra, assorta nei ricordi di quella lontana conquista. Luca la fissava come ipnotizzato, il respiro che accelerava suo malgrado.
“Ricordo in particolare una sera… Io lo stavo accarezzando da ore, tenendolo costantemente sul filo del piacere ma senza mai concedergli il sollievo finale. Lui si contorceva e mi implorava, completamente disfatto dalla tensione e dal bisogno… Ma io continuavo, implacabile. Volevo vedere fino a che punto potessi spingerlo. Fino a che punto potessi farlo tremare e supplicare prima di arrendermi alle sue richieste…”
Luca si sentì attraversare da un brivido rovente. Oh, poteva immaginarla fin troppo bene quella scena. Le mani di Lisa che scivolavano instancabili su quel corpo fremebondo, portandolo sull’orlo dell’orgasmo infinite volte solo per poi negarglielo sadicamente…
“Alla fine, dopo quasi tre ore di quella dolce tortura… Decisi che poteva bastare. Che si era guadagnato la sua ricompensa. Con pochi, decisi movimenti del polso lo portai al culmine… E fu qualcosa di spettacolare. Non ho mai visto nessuno venire così copiosamente, così a lungo. Fu come se il suo corpo si svuotasse completamente, riversando in una sola, interminabile ondata di piacere tutta la tensione, tutto il desiderio accumulato in quelle ore di estenuante attesa. Sembrava che non dovesse finire mai…”
Sospirò, un’espressione di puro compiacimento dipinta sul volto.
“Fu allora che ebbi la conferma definitiva. Che seppi senza più alcun dubbio di avere quel potere. Di poter ridurre un uomo in mio totale controllo solo con il tocco delle mie dita. Di poterne fare ciò che volevo… Portandolo a vette di godimento che non avrebbe mai nemmeno immaginato.”
Tacque, fissando Luca dritto negli occhi con un’intensità quasi predatoria. Come a sondare l’effetto che le sue parole avevano avuto su di lui, a cercare nelle sue pupille dilatate il riflesso del proprio trionfo.
E lui… Lui non riusciva a sostenere quello sguardo. Non senza tradirsi completamente, senza lasciar trasparire quanto quelle immagini lo avessero sconvolto e insieme eccitato fino al delirio.
Perché ora non aveva più dubbi. Ora sapeva, con una certezza che gli bruciava dentro come un tizzone ardente, che tutto quello che Lisa aveva raccontato era vero. Che ogni sua parola, ogni sua vanteria trovava riscontro nella realtà, nei fatti concreti e innegabili del passato.
E questa consapevolezza lo riempiva di una frustrazione cocente, di un’invidia quasi intollerabile verso tutti quegli uomini che avevano potuto godere di un tale privilegio. Che avevano potuto sperimentare sulla propria pelle la maestria di quelle dita, la delizia di quel tocco fatato…
Ma allo stesso tempo, faceva crescere in lui una speranza folle, un desiderio incontenibile. Perché se era vero che Lisa possedeva quel potere… Se davvero era capace di donare un piacere così assoluto, così sconvolgente… Allora forse, un giorno, avrebbe potuto essere lui l’oggetto di quella devozione. Il beneficiario di quel dono supremo.
Forse, se solo si fosse dimostrato degno… Se solo avesse trovato il modo di conquistarla, di farsi desiderare da lei come mai nessuno prima… Allora anche lui avrebbe potuto conoscere l’estasi di cui parlava. Anche lui avrebbe potuto perdersi in quel vortice di piacere senza fine, fino a dimenticare ogni cosa che non fosse lei, le sue mani, il suo corpo…
Era un pensiero insieme esaltante e terrorizzante. Perché sapeva che, se mai quel momento fosse arrivato… Non sarebbe più stato lo stesso. Non sarebbe più riuscito a tornare indietro, a fare a meno di lei e del suo tocco.
Sarebbe stato suo, completamente e irrevocabilmente. Proprio come tutti gli altri prima di lui.
Ma in fondo, non era forse quello che aveva sempre desiderato? Non era per questo che aveva sopportato per tanto tempo quel supplizio di racconti e provocazioni, di verità affilate come lame?
Per arrivare a quel traguardo. A quella resa incondizionata.
A quell’unione perfetta di anime e di corpi.
E ora che ne aveva avuto la conferma… Ora che sapeva che quel traguardo era davvero a portata di mano…
Non gli restava che attendere.
Il momento giusto.
L’occasione perfetta.




