Luca e Lisa stavano approfittando della sala riunioni vuota per mettere un po’ d’ordine tra le pile di documenti e progetti accumulati. Era un lavoro noioso, ma la reciproca compagnia lo rendeva piacevole.
Ad un certo punto, Lisa sospirò frustrata, gettando una cartellina sul tavolo. Luca la guardò sorpreso.
“Ehi, tutto bene? Sembra che quella cartellina ti abbia fatto un torto personale”, scherzò.
Lisa scosse la testa, abbozzando un sorriso triste. “No, scusa. È solo che… oggi mi sento un po’ giù. Mi sento grassa, brutta. Come se il mio corpo non andasse bene.”
Luca aggrottò la fronte, sinceramente perplesso. “Ma che dici? Sei una donna splendida, Lisa. Hai un corpo fantastico, credimi.”
Lei arrossì leggermente al complimento, ma scrollò le spalle. “Non so… A volte mi sembra che a mio marito non piaccia più come una volta. Forse sono le mie tette, sono troppo piccole…”
Luca si avvicinò a lei, prendendole delicatamente le mani. La guardò dritto negli occhi, con un’intensità che le tolse il fiato.
“Lisa, ascoltami bene. Le tue tette non le ho mai viste direttamente, è vero. Ma ti ho vista spesso in costume e so per certo che sono bellissime. Hai un seno proporzionato, delicato, che cattura lo sguardo senza essere volgare. Fidati di me, ti fai troppe paranoie mentali.”
Lisa lo fissò sbalordita, il cuore che batteva all’impazzata. Era la prima volta che Luca alludeva così apertamente al suo corpo, al suo averla osservata e apprezzata.
“Dio, mi ha guardata. Ha notato il mio seno, l’ha trovato bello. Non riesco a credere che stiamo avendo questa conversazione. Mi sento nuda sotto il suo sguardo.”
Luca continuò, accarezzandole dolcemente le mani. “E non è solo il tuo corpo ad essere meraviglioso. Sei una donna intelligente, spiritosa, piena di talento. Se tuo marito non riesce a vedere quanto sei speciale, è un idiota.”
“Come può non vedere la fortuna che ha ad averla accanto? Se fosse mia, passerei ogni istante ad adorarla, a venerarla come merita. Dio, quanto vorrei poter…”
Lisa sentì le lacrime pungerle gli occhi per l’emozione. Le parole di Luca erano un balsamo per la sua autostima ferita, un riconoscimento di tutto ciò che era, dentro e fuori.
“Grazie, Luca”, sussurrò con voce tremante. “Non sai quanto significhi per me sentirti dire queste cose. A volte mi sento così insicura, così poco attraente… Ma tu riesci sempre a farmi sentire bella e desiderata.”
Luca le sorrise con infinita dolcezza, sfiorandole la guancia con la mano. “È così che dovresti sentirti sempre, Lisa. Perché è quello che sei. Bella, desiderabile e unica. Non lasciare che nessuno ti faccia dubitare di questo.”
Rimasero così per un lungo momento, persi nello sguardo l’uno dell’altra, le mani intrecciate. L’aria sembrava vibrare di una tenerezza intima, di un affetto profondo che andava oltre le parole.
“Lo amo. Dio, lo amo così tanto che mi spaventa. Non dovrei, ma non posso farci niente. È l’unico che mi capisce davvero, che mi fa sentire viva e preziosa.”
“Darei qualsiasi cosa per poter essere io l’uomo al suo fianco, per poterla amare come merita. Ma so che non posso, non devo. Posso solo starle vicino e sostenerla, come un amico. Anche se il mio cuore grida di volerla come donna.”
Alla fine si staccarono riluttanti, tornando al lavoro con un sorriso complice sulle labbra. Sapevano entrambi che qualcosa di profondo era appena accaduto tra loro, un’altra tessera del mosaico del loro legame speciale.
Mentre riordinavano scartoffie fianco a fianco, i loro corpi si sfioravano “accidentalmente” più spesso del necessario, caricando ogni contatto di elettricità e desiderio trattenuto. La giornata era ancora lunga e chissà cos’altro avrebbe portato…
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